Feeds:
Posts
Comments

Archive for September, 2012

Immagine

Despite the ongoing financial woes across the globe, though, many think that college is still worth the investment. 

Not surprisingly, the percentage of adults with degrees soared highest in developed nations, reaching 30% in 2010.But which of these nations can boast the status of most educated?

Based on a study conducted by the “Organization for Economic Cooperation and Development” (OECD), 24/7 Wall Stcompiled a list of the 10 countries with the highest proportion of college-educated adult residents.

The majority of countries that spend the most on education have the most educated populations. As in previous years, the best educated countries tend to spend the most on tertiary education as a percentage of gross domestic product. The United States and Canada, among the most educated countries, spend the first and third most respectively.

Canada is the only nation in the world where more than half its residents can proudly hang college degrees up on their walls. In 2010, 51% of the population had completed a tertiary education, which takes into account both undergraduate and graduate degrees. A decade ago, only 40% of the nation’s population had a college degree.

The top 10 most-educated countries are:

1. Canada 

> Pct. population with tertiary education: 51%
> Average annual growth rate (2000-2010): 2.4% (5th lowest)
> GDP per capita: $39,050 (11th highest)

2. Israel 

> Pct. population with tertiary education: 46%
> Average annual growth rate (2000-2010): N/A
> GDP per capita: $26,531 (13th lowest)

3. Japan

> Pct. population with tertiary education: 45%
> Average annual growth rate (2000-2010): 2.9%  (10th lowest)
> GDP per capita: $33,785 (18th highest)

4. United States

> Pct. population with tertiary education: 42%
> Average annual growth rate (2000-2010): 1.3% (2nd lowest)
> GDP per capita: $46,548 (4th highest)

5. New Zealand 

> Pct. population with tertiary education: 41%
> Average annual growth rate (2000-2010): 3.5% (13th highest)
> GDP per capita: $29,711 (17th lowest)

6. South Korea 

> Pct. population with tertiary education: 40%
> Average annual growth rate (2000-2010): 5.2% (6th highest)
> GDP per capita: $28,797 (16th lowest)

7. United Kingdom

> Pct. population with tertiary education: 38%
> Average annual growth rate: 4.0% (10th highest)
> GDP per capita: $35,756 (15th highest)

8. Finland

> Pct. population with tertiary education: 38%
> Average annual growth rate (2000-2010): 1.8% (4th lowest)
> GDP per capita: $36,307 (14th highest)

9. Australia

> Pct. population with tertiary education: 38%
> Average annual growth rate (2000-2010): 3.2% (12th lowest)
> GDP per capita: $40,790 (6th highest)

10. Ireland

> Pct. population with tertiary education: 37%
> Average annual growth rate (2000-2010): 7.3% (the highest)
> GDP per capita: $40,478 (7th highest)

Advertisements

Read Full Post »

Google+ Fashion México

Desfile Sandra Weil

Read Full Post »

Immagine

Dopo la prestazione non di certo esaltante in Champions League Vs l’Anderlecht (un pareggio d’oro visto come siamo messi…), prendiamo spunto da un’intervista rilasciata all’Equipe (giornale sportivo francese) dall’Amministratore Delegato Adriano Galliani circa la nuova epoca a tinte rossonere.

Prima, peró, cerchiamo di capire le ragioni per le quali il “club piú titolato al mondo” sia stato cosí ridimensionato e, pertanto, indebolito nella rosa, nei risultati e nelle prestazioni.

Trovandoci nell’era del “Fair play finanziario“, l’obiettivo principale della Presidenza (Silvio in primis) e, di conseguenza, della Dirigenza (Galliani, Braida & Co.) é stata la ricerca del contenimento dei costi dettati dalla riduzione del monte ingaggi per la rosa 2012-13. Indi per cui, sono state vendute le stelle o i Top Player della squadra, nonché si ha deciso di non rinnovare il contratto a gloriosi giocatori, che hanno fatto la storia recente e meno recente del calcio italiano ed internazionale nel nome di un rinnovamento: l’anno zero del Milan.

Tale rinnovamento, forse, implicava decisioni non cosí drastiche come avvenute durante l’estate di quest’anno, perché, cosí facendo, si sono persi oltre che grandi giocatori, delle grandi persone e figure, che tramandavano i valori ed i principi di uno degli spogliatoi piú vincenti della storia nel calcio.

Per di piú, vi é stata la mancanza di un vero progetto (c’é un progetto?) in tal senso, si é pensato piú a vendere e non a sostituire con degni giocatori capaci di “resistere” alla Scala del Calcio. I calciatori arrivati durante il calcio-mercato, sono per la maggior parte, dei calciatori di buone speranze, ma senza la dovuta esperienza e carisma per indossare una maglia gloriosa come rappresenta quella del Milan in Italia, in Europa e nel Mondo.

Sono rimasto stupito e perplesso nel vedere nelle maglie dei nuovi players alcuni dei numeri di giocatori che hanno reso grande questo club in giro per il mondo. Mi riferisco, ad esempio, al numero 10 nelle spalle di K. Prince, che di principesco quest’anno ha ben poco, dopo essere stato nelle maglie di Rivera, Gullit, Boban, Rui Costa, Seedorf solo per citarne alcuni… Oppure, vedere la maglia numero 21 di un certo “Signore del Centrocampo” conosciuto dai piú come Andrea Pirlo ed ora indossato da un Kevin Constant, che di “Costante” ha solo le prestazioni impalpabili che lascia nel prato di San Siro. E cosa dire di un certo Antonio Nocerino con il numero 8 di un ex-condottiero come Gennaro Gattuso? Io spero che il “Noce” possa ripercorrere anche solo la metá di quanto fatto da Ringhio, ma non vedo in lui il carisma e la personalitá del nostro Gennaro, ahimé per noi…. Invece, il numero 13 del nostro Sandro Nesta ora nelle mani di Francesco Acerbi? Discreto giocatore, sí, in prospettiva, ma non credo che possa mai raggiungere la classe e l’eleganza del difensore romano, spero sinceramente di sbagliarmi nel lungo periodo….

Non vorrei additare le colpe solo ad una persona o ad un gruppo di persone, tuttavia in questo concorso di colpe, c’é anche spazio per l’allenatore, se cosí si puó chiamare Mr. Allegri. Il tecnico toscano non ha mai mostrato un briciolo di gioco da quando gli sono state date le chiavi della panchina, salvato sopratutto dalle magie dei giocatori che possedeva nelle passate stagioni. Ora, é arrivato il momento che dimostri veramente di che pasta é fatto, se vuole continuare ad essere l’allenatore del Diavolo rossonero. Posso giustificarlo, in parte, dal fatto che gli é stata tolta mezza squadra, sostituita con dei giocatori non all’altezza delle previsioni, ma caro Max non sei esente da colpe anzi…

Il tuo credo calcistico si basa su giocatori tutto polmoni e fisicitá, per non dire taglialegna, invece di giocatori che creano gioco e deliziano gli occhi degli stessi tifosi. Si puó perdere, chiaro, ma almeno giocando a calcio Max! Che rabbia vedere un Milan senza un minimo di gioco, fatto solo d’improvvisazioni, che con tutto il rispetto non sono nemmeno dettate da geni del calcio.

Dunque, mio caro Allegri c’é poco da stare Allegri…

… nella tua prima uscita in Champions League hai mostrato ció che sei; un allenatore senza i dovuti attributi, che ha cercato di difendersi e non prenderle, invece di offendere e fare il gioco. Purtroppo per te, non siamo il Cagliari o il Sassuolo, ma siamo il Milan, siamo stati abituati molto bene in questi anni, abbiamo visto giocatori che davano del “tu” al pallone e non dei giocatori che rincorrono il pallone senza sapere cosa farne.

Queste righe esprimono un disagio per ció che stá avvenendo alla mia squadra e spero un giorno (non molto lontano…) di vedere sulla panchina uno di quei giocatori che ci ha fatto gioire innumerevoli volte grazie ai suoi goals e che, secondo me, incarna lo “spirito Milan”: PIPPO INZAGHI. Non dico che con Filippo “Alta tensione” Inzaghi si vinca tutto a mani basse, perché la rosa é quella che é, comunque sono convinto che con lui in panchina non avremmo fatto 0 goals in 3 partite casalinghe ed avremmo visto un pó piú di gioco corale ed una voglia di giocare al Calcio, quella che il tifoso del Milan é stato abituato a vedere e che spera ritorni a vedere nel manto di San Siro e non solo….

Read Full Post »

Es curioso pero gran parte de los aspirantes que buscan un nuevo empleo desconocen cuáles son esos errores que tienen ese peso importante y fundamental a la hora de ser evaluado por el reclutador y que, sin duda alguna, hacen la diferencia entre la tan esperada segunda llamada y un teléfono silencioso… 

Al finalizar la entrevista es común que el reclutador nos agradezca el interés al haber asistido, cerrando con la siguiente pregunta: ¿Tienes alguna duda?; se sorpenderían al saber que casi el 90% de los candidatos terminan diciendo: “No, ninguna”. Lejos de preguntas aceca del salario, el lugar de trabajo, jefes inmediatos, la pregunta más importante que debes responder (y hacer) es esta última! Las personas que no preguntan nada o no tienen comentarios posteriores a la entrevista, generan una desconfianza que puede costarles sus esfuerzos para impresionar al reclutador.

El primer paso para comenzar a establecer adecuadamente nuestras interrogantes es hacer una investigación a fondo sobre la empresa a la que vamos a asistir. Averigua tanto como puedas acerca del puesto, las metas, principios e ideales de la organización, lo que te permitirá abordar, por ejemplo, preguntas sobre la tendencia o algún movimiento que la compañía haya registrado últimamente. Mientras más orientadas y atinadas sean las interrogantes, mayor atención recibirás.

1.  Comienza con un ¿Por qué ________________?

Es importante que tengas presente que esta pregunta debe basarse meramente en la información empresarial pública. La interrogante debe ir completamente ligada a que demuestres tus conocimientos y destaques tu compromiso y capacidad para el puesto, naturalmente aqui hablamos de puestos de cierta relevancia jerárquica como supervisores, gerentes e incluso analistas.

2. ¿Cuáles son las competencias/retos específicos que este puesto requiere? 

Si no se ha especificado ya, esta pregunta les dará la clave sobre lo que se necesita de ti, es decir, será la respuesta a todo lo que requieren resolver una vez que entres. Al cuestionar lo anterior, podrás autocalificarte objetivamente sobre si cumples o no con los conocimientos (tecnológicos, técnicos, etc.) suficientes de acuerdo a las exigencias de la vacante, o por otro lado, te ayudarán a valorar si es el puesto que estabas buscando, o simplemente no logra cubrir con tus expectativas. 

3. ¿Llevan acabo algún sistema para evaluar el desempeño de los empleados?

Este cuestionamiento nos permitirá averiguar si se lleva un sistema del estilo, después los criterios que se utilizan así como los premios ofrecidos, ya sean bonos, compensaciones, algunas facilidades para continuar con tu desarrollo profesional, entre otras cosas. Intenta averiguar aspectos como: ¿qué papel jugará en tu evaluación el que seas proactivo promoviendo los valores empresariales? ¿La responsabilidad social entra como un punto importante en su filosofía empresarial?, etc. Todos estos indicadores serán clave para detecar qué tanto valor le dan al empleado. Hay compañías que cuentan con distintas áreas destinadas al “apoyo de los miembros de su organización”. Puede que ya entrados en la plática no tengas ni siquiera que preguntar por este tipo de programas, sino que saldrán del mismo reclutador.

4.  ¿Manejan planes de carrera para los empleados?

Al encontrarnos en cierto puesto, todos buscamos crecimiento y no quedarnos en un mismo nivel jerárquico por siempre. Esta pregunta te ayudará a detectar que tan alto puedes llegar dentro de esa compañía a mediano o largo plazo. El que una organización cuente con políticas de crecimiento profesional resulta mucho más importante de lo que crees. Las constantes capacitaciones, entrenamientos, etc., son motivantes que no sólo incrementan tus conocimientos, sino que demuestran que realmente están preocupados por ti como parte de su organización. 

5.  El puesto al que aspiro, ¿Es nuevo o ya existía? /¿Existe algún límite, estructuralmente hablando, para mi proyección laboral?

Hay muchas empresas que se manejan bajo regímenes muy cerrados, es decir, es muy complicado escalar posiciones. Sin importar lo mucho que trabajes o los grandes logros obtenidos, su estructura organizacional está establecida de manera que sólo los que llevan más de “30 años” adquieren puestos que realmente valen la pena el esfuerzo invertido. Al saber si la vacante es nueva o ya existente podremos percatarnos si es una empresa con “nuevas y constantes necesidades”, lo que puede referirse a un crecimiento exponencial.

Es importante que estés muy atento al lenguaje corporal del reclutador, el cual puede denotar qué tan interesado está o no en la plática y particularmente en la pregunta que le estás haciendo, algunas pueden resultar demasiado incómodas. Así como los agentes de recursos humanos se centran en la postura corporal de un candidato, tú también puedes deducir ciertas actitudes con base en esto, checa las 22 claves del lenguaje corporal en la entrevista.

Read Full Post »

Immagine

Emerging economies are redefining the global political scene, posing new challenges for the European Union foreign relations. 

The growing economic gravitation of Brazil, India, China and South Africa does not always translate into greater political influence or leadership on the global stage. There are mixed outcomes. Surely, changes in global governance institutions are related to such greater influence and the structural transformations of the global economy. Following the global financial crisis, emerging countries successfully prompted a reform agenda in the “IMF” that made the board more representative of their interests. Brazil moved from being a borrower to becoming a lender of the Fund. The remarkable activism of the South-South coalitions like BRICS and IBSA is also indicative of a new correlation of international political forces.

New proposals such as the creation of an IBSA bank, or a region-wide South American development bank shape the decisions regarding the future of the Bank. Indeed, its future depends on how these political relations are managed – whether the Bank will be renewed and become more representative or replaced by the alternative institutional solutions that are being proposed. Thus, even if emerging power configurations indicate different avenues to explore new possibilities for international leadership, it cannot be said that there is a radical shift in global power structures. Nor it can be said that nothing has really changed.

Regional leadership becomes a condition for greater political influence on the global stage. However, here again the recognition of a regional power does not equate leadership. One approach to determine if growing power results into regional leadership is to find out whether such countries satisfy three basic conditions:

  • willingness to act as regional leaders,
  • capacity to do so
  • acceptance of such a leading role by followers.

A general overview of emerging countries’ attitude towards regional leadership suggests that they all share a strong willingness to take a leading role in their respective regions. This does not imply that this is an agreed political goal in each of these countries. In fact, it is often the case that some political and economic actors challenge their government’s aspirations to become regional leaders. 

Their capacity to exercise leadership is nevertheless more difficult to ascertain. Capacity is issue-specific, it takes place in many ways and thus cannot be aggregated into an all-encompassing attribute of state international power. Brazilian leadership’s capacity in South America includes the provision of technical cooperation, commitment to a collective defence policy, mobilization of financial resources for regional infrastructure and fair mediation. Indeed, Brazil also had a crucial role in creating the Union of South American Nations (UNASUR). However, it has been reluctant to downplay the tensions deriving from the obligation to grant its MERCOSUR partners access to its domestic market, and has often flaunted indifference towards MERCOSUR rules. Moreover, Chile, Colombia and Peru in South America have chosen to integrate their economies with western countries signing bilateral trade agreements with the EU and the US among others, opposing Brazilian intent to avoid locking in neoliberal policies. As regards South Africa, its capacity to exert regional leadership relates to its commitment to the provision of public goods in the context of the SACU, where it acts as guarantor of revenue compensation for Swaziland and Lesotho.

Acceptance of the regional leadership by smaller neighboring countries is related to the extent to which leadership is seen to legitimately represent regional aspirations and not the regional power’s narrowly-defined national interests. In this respect, Brazil and South Africa sometimes are regarded as using “BRICS” and “IBSA” as leveraging venues for global leadership without the constraints and the burdens of having to represent their region’s interests. Moreover, infrastructure integration initiatives promoted by Brazil, mainly in the hydro-electrical energy sector, suggest some limits to the acceptance of this country’s role in the region. Brazilian companies are the main beneficiaries of infrastructure, while the projects are a source of conflicts among local communities that are affected by the socio-environmental problems caused by them, and by the asymmetrical distribution of material and environmental costs and benefits in favor of Brazil and its companies. Furthermore, Brazil’s leadership in the region finds limitations caused by the lack of support of MERCOSUR to Brazil’s choice to candidate as chair of the WTO and by Argentina’s reluctance to back the Brazilian aspiration to join the UN Security Council – support that Brazil has instead obtained from China. Acceptance of Chinese leadership is likewise difficult to define in East Asia. Following the Asian Financial Crisis in 1997, regionalism in this area witnessed a rare equilibrium of multi-actor leadership that has been increasingly shaped by the strategic competition between China and Japan for competing liberalization. It is not clear yet who the regional leader is eventually going to be.

A global economic rebalancing is taking place. It does not imply an irreversible decline of the West and an overhaul of the current global economic status quo. Yet, the prospects of emerging countries acquiring a more substantive leadership role in the global stage are linked to their ability to exercise endurable regional leaderships. Regional politics and the provision of regional public goods by regional powers hold the key to future scenarios. More than ever this reality is also a pressing challenge to the EU.

Read Full Post »

Some of the fattest countries in the World...

OBESITY: the percentage of the Population older than 15 y.o. with a Body-mass index greater than 30.

Read Full Post »